
La politica è un’invenzione senza futuro
Quest’anno, mossi da un sentimento provocatorio, abbiamo pensato come titolo per la XIX edizione di SorsiCorti di parafrasare la famosa frase attribuita a Louis Lumière “il cinema è un’invenzione senza futuro”, pronunciata alla fine dell’Ottocento.
Si sa, le cose hanno un inizio e una fine. Ciò non significa che tale conclusione non corrisponda ad un potenziale cambiamento, ma per farlo qualcosa deve morire.
Nel corso di questi diciotto anni abbiamo visto “morire” vari modi di fare il Festival e con essi alcuni oggetti di cui ci servivamo: ad esempio il videoregistratore VHS con cui abbiamo mandato in proiezione i primi cortometraggi pervenuti su cassetta oppure le centinaia di flyer che distribuivamo brevi manu in via Libertà o nei vicoli del centro storico di Palermo per intercettare nuovi spettatori.
Abbiamo assistito ad un aumento esponenziale di produzioni di cinema corto e al sorgere di piattaforme dedicate alla distribuzione in tutto il globo.
Assistere, ad esempio, alla crescente produzione di cinema indipendente iraniano, che ci ha mostrato in questi anni pellicole di straordinaria originalità e bellezza non è cosa da poco.
Il loro modo di superare le difficoltà economiche e logistiche (un nostro giurato iraniano di qualche anno fa, non ha potuto essere presente alle proiezioni a causa della rivolta in atto qualche anno fa in Iran) è stato e lo è tutt’ora un esempio per chi riesce a produrre cinema corto in comfort zone occidentale.
Coinvolgere negli anni gruppi di persone significative dandogli la possibilità di incidere (esprimendo la propria come giurati) è stato, per noi un atto politico oltre che culturale: minori del circuito penale, immigrati densi di storie da condividere e utenti (ma persone prima ancora che utenti) afferenti alla Salute Mentale sono solo alcuni dei nostri più graditi partecipanti attivi.
SorsiCorti per noi è Cinema, Cultura, Vino, ma anche Socialità e Politica. Allora forse possiamo sperare che il titolo di quest’anno, come la frase di Louis Lumière, sia solo un errore di valutazione prospettica e che la Politica, come il Cinema, continui a fare il suo lavoro di inclusione.

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