SorsiCorti 19th Edition
PREMI E MOTIVAZIONI ASSEGNATI DALLA GIURIA TECNICA
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Violette Gitton | Francia | 2024 | 17’59” | fiction

“Ce qui appartient à César” è una commovente storia di formazione che racconta il brusco risveglio di un ragazzino alla realtà del mondo. César è in quell’età impressionabile in cui può essere influenzato in molte direzioni. Circondato da un’atmosfera di mascolinità e testosterone, crede di sapere cosa significhi essere un uomo, finché non scopre che sua sorella maggiore ha subito abusi sessuali. Questa rivelazione lo spinge a mettere in discussione la sua realtà, le sue scelte e la sua identità.
Il film è realizzato in modo eccellente – girato, diretto e montato con grande maestria – e le interpretazioni dei giovani attori sono straordinarie. La trasformazione di César si svolge in modo sottile e naturale; la sua lotta per proteggere la sorella, nonostante la sua giovane età e la sua incertezza, è profondamente commovente e facile da comprendere. La colonna sonora ci trasporta nel mondo interiore di César senza mai sopraffarlo, mentre il montaggio contrappone l’energia frenetica dello spogliatoio alla quiete dei suoi momenti di solitudine.
In un mondo in cui la mascolinità tossica rimane pervasiva, dove i ragazzi sono costretti ad agire e pensare in un certo modo, “Ce qui appartient à César” si distingue come un ritratto silenzioso ma potente di un bambino che inizia a mettere in discussione le norme prima che sia troppo tardi.
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DI ANIMAZIONE
Matteo Burani | Italia | 2024 | 8’59” | animazione

Fragili sculture d’argilla, create da un ambizioso scultore, prendono vita all’interno di una scura bottega. Desiderano solo essere accettate e amate; la perfezione però non è facile obbiettivo per un artista e così vengono terribilmente scartate.
Il film di animazione dello Studio Croma Animation di Bologna, con intelligenza, inquietudine e ottima tecnica, ci racconta in modo spietato la condizione umana, prendendo spunto dal rapporto dell’artista con la sua opera. Cosa significa creare?
Cosa resta di tutte le nostre idee non sviluppate, delle opere imperfette, abbandonate?
Cosa resta di tutta quella umanità non accettata dal sistema che ti immatricola con un numero e poi ti cancella come un tentativo errato? Forse resta l’amarezza di sentirci noi stessi come esseri umani, in un continuo ed eterno fallire. Ma Playing God ci ricorda che, per fortuna, non siamo mai del tutto soli.
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO SPERIMENTALE
Alex Anna | Canada | 2024 | 19’58” | documentario

In “Create;Survive” l’autrice, Alex Anna, riesce, con maestria, a costruire un fil rouge dove narrazione autobiografica e testimonianza di un evento reale, il festival Off-Courts in Trouville, Canada, si intrecciano e si completano anche attraverso un uso, consapevole e ben misurato, di linguaggi audiovisivi più disparati e, apparentemente, distanti tra loro. L’autrice riesce, in questo modo, sia a documentare la sua esperienza al festival così come la sua vita interiore offrendoci continue contrapposizioni come quella tra la maschera sociale e la sofferenza personale e intima, tra il voler fare e il blocco depressivo, come se il racconto dell’esperienza del festival fosse una foto luminosa e la rappresentazione della vita intima della protagonista il negativo della stessa foto.
MIGLIOR REGISTA
Simon Woods | UK | 2023 | 17’23” | fiction

In una villa inglese, in una splendida giornata primaverile, si riuniscono, insieme ai loro parenti, Sam e i suoi genitori. Fin dalle prime immagini comprendiamo che qualcosa di inquietante si cela dietro le risate, gli abbracci dei familiari e le attenzioni che il padre riversa sulla moglie, il giorno del suo compleanno. Eppure le tracce distribuite con incredibile maestria durante il film, sveleranno solo nel finale l’agghiacciante verità. Nel gioco improvvisato del teatro, Sam, il bambino dallo sguardo cupo e profondo, trova l’occasione per smascherare il mostro. Nel film di Simon Woods la regia degli elementi, attraverso la bravura degli nterpreti, ci conduce per mano nella mente di un bambino, oltre le apparenze borghesi, nel buco nero di un dramma familiare.
MIGLIORE DIREZIONE ALLA FOTOGRAFIA
Michele Gallone | Italia | 2024 | 19’03” | fiction

Una fotografia in un bianco e nero, dai toni quasi metafisici, che, senza l’uso di alcun effetto speciale, trasforma gli interni e gli esterni di edifici reali, nello scenario di un prossimo futuro distopico.
MENZIONE SPECIALE PER IL PROGETTO PERSONALE E ARTISTICO
Kazuya Ashizawa | Giappone | 2025 | 12’22” | documentario

La storia personale del suo regista viaggia parallela a quella della storia raccontata nel corto.
E’ una storia di resistenza pacifica e amorevole.
Kazuya Ashizawa dopo aver lavorato tanti anni per un’istituzione nazionale, ormai in pensione decide di studiare autonomamente le tecniche cinematografiche e di realizzare documentari ed è proprietario di una casa di produzione cinematografica senza scopo di lucro.
Il corto: un giorno è previsto il passaggio di un treno speciale per attirare turisti e un uomo ‘sconosciuto’ del luogo decide di fare qualcosa per evitare la chiusura della linea ferroviaria: travestirsi da dinosauro. Si racconta la resistenza e sopravvivenza dei luoghi, fisici ma anche quelli dell’anima, parlandoci di un territorio dai contorni mitici e favolistici in cui l’elemento della fiaba si trasforma, rivela un umano che non vuole arrendersi al processo di oblio insito nella corsa tutta moderna alla realizzazione dei desideri.
La bella fotografia riesce a cogliere pienamente tutti gli aspetti: i colori, le visioni, le sfumature delle stesse e la linearità di un racconto che segue quello di una linea ferroviaria che, utilizzata da pochi studenti, rischia di scomparire.
Non ci sono dialoghi, non accade nulla ma nel suo non accadere si spalanca un mondo. Un mondo legato ad una saggezza orientale, un mondo fatto di sguardi, sospiri, ironia, che cerca di preservare la propria memoria minacciata dalla corsa all’efficienza a tutti costi.
E’ una storia semplice, carica di un apparente mistero che ha il sapore della vita.
MENZIONE SPECIALE
Erik Jasaň | Romania, Slovacchia | 2024 | 14’28” | fiction

Per la tematica sociale affrontata e per la capacità, nell’affrontarla, di aprire un ventaglio di riflessioni riguardanti un’intera società.
Il corto si ispira alla pratica in uso in Slovacchia del cosiddetto affidamento professionale: genitori affidatari professionisti si prendono cura di bambin* e li accolgono nelle loro famiglie ricevendo in cambio uno stipendio. Si tratta soprattutto di bambin* di origine Rom.
Spesso questo significava, per le famiglie, una via d’uscita dalle difficoltà finanziarie, tenendo apparentemente nascoste le tendenze razziste insite nel sistema.
La realtà cruda. La periferia. La periferia del mondo e dell’umano. Non ci sono né vinti né vincitori. Il razzismo insito nella classe degli ultimi, nascosto all’apparenza, dirompente alla resa dei conti.
E’ un discorso politico e sociale, morale allo stesso tempo quello di cui si parla, quello con cui ci si relaziona. Partendo da un’esperienza personale, esperienza toccante e dirimente, il regista racconta la sconfitta di una società, dell’individuo singolo, la protagonista Ingrid e di tutto un sistema.
Il dissesto economico che non lascia scampo e l’odio che viene fuori. La mancanza di rapporto umano e di solidarietà. La mancanza di un riconoscimento di classe.
L’unica inossidabile speranza: la naturale empatia delle due piccole protagoniste che ci prospetta la possibilità di un futuro migliore.
Speranza che risiede e ‘suona’ come una chiave nella serratura, allo scadere di tutto, ai titoli di coda.
La rivoluzione è affidata allo sguardo delle due bambine che fin dal primo istante si riconoscono come appartenenti allo stesso genere umano.
MENZIONE SPECIALE
Cristina Principe | Italia | 2025 | 15’44” | documentario

Per la sua azione politica di promozione del baseball per ciechi come disciplina paralimpica e come mezzo di ‘inclusione e trasformazione sociale’.
Il corto accompagna con un lucido, appassionato, mai retorico sguardo, la giornata di Vanessa che dopo essersi preparata, raggiunge i suoi compagni di squadra per la finale del campionato di baseball per ciechi.
La camera segue la protagonista che ci porta tra le vie della città fino al campo sportivo e ci racconta la sua esperienza di partecipazione e di adesione profonda alla pratica di questo sport.
Il sostegno della regista al baseball per ciechi affinché diventi una disciplina paralimpica è l’aspetto fondante del corto, ma alla sua azione politica si accompagna una natura profonda che ha a che fare con il concetto di ‘esseri desideranti’ e di autodeterminazione.
Costruito in maniera sapiente e al contempo semplice e lineare, il lavoro riesce a creare una certa suspense grazie anche al bel montaggio e all’uso del suono, elemento fondamentale del baseball per ciechi. Il suono ci accompagna e ci guida in un Campo libero in cui muoversi è sinonimo di libertà.
La regia ci fa assaporare questa libertà, ce ne rende partecipi.
Bellissimo l’uso della metafora sportiva per parlare, senza retorica alcuna, della vita, del coraggio di andare fino in fondo sempre, perché come dice l’allenatrice rivolgendosi, forse senza saperlo, anche a tutti noi: non è finita fin quando non è finita.
PREMIO DEL PUBBLICO
TJ O’Grady – Peyton | Irlanda | 2023 | 18’30” | fiction

PREMIO POSITIVAMENTETV
Premio assegnato dai partecipanti del “Laboratorio FilmMaker”, presentato da PositivamenteTV, un progetto del Dipartimento di Salute Mentale-CSM1 Palermo, per ridurre lo stigma correlato alla sofferenza mentale attraverso la produzione di audiovisivi con le idee e i contributi attivi degli utenti dello stesso Dipartimento.
Erik Jasaň | Romania, Slovacchia | 2024 | 14’28” | fiction


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